Future MEAMories
Verso un nuovo modello di gestione del Museo Etnografico dell'Alta Murgia di Altamura
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Premessa e contesto
Il presente documento costituisce la bozza di proposta partecipata elaborata nell’ambito del processo Future MEAMories, promosso per definire un nuovo modello di gestione del Museo Etnografico dell’Alta Murgia di Altamura.
La bozza viene sottoposta a consultazione online sulla piattaforma Puglia Partecipa al fine di raccogliere osservazioni, integrazioni e priorità da parte di cittadini, operatori culturali, associazioni, professionisti e stakeholder territoriali.
Il documento nasce dagli esiti delle attività di ricognizione, degli incontri pubblici e dei workshop di co-progettazione previsti dal percorso. Il suo obiettivo non è ancora definire in modo definitivo l’assetto amministrativo del futuro affidamento, ma chiarire visione, obiettivi, azioni prioritarie, ipotesi di governance e condizioni di sostenibilità del futuro MEAM.
Nel quadro emerso, il MEAM viene riconosciuto come bene culturale e civico ad alto potenziale, capace di connettere memoria locale, innovazione museale, produzione culturale, educazione e sviluppo territoriale. La proposta strategica individua quindi un modello gestionale collaborativo fondato su apertura del museo, attivazione di una rete di partner, programmazione culturale plurale, cura degli spazi, coinvolgimento dei pubblici e sostenibilità economica progressiva.
Il percorso Future MEAMories si colloca nell’orizzonte del welfare culturale[1], inteso come insieme di politiche, pratiche e alleanze che utilizzano la cultura come leva di benessere individuale e collettivo. In questo senso, il lavoro sul futuro del MEAM non riguarda soltanto la valorizzazione di un bene culturale sottoutilizzato, ma la costruzione di un’infrastruttura civica capace di incidere sulla qualità della vita, sulle relazioni sociali e sulle opportunità educative limitrofe. Inoltre, nel delineare il ruolo del museo come presidio di welfare locale, il percorso ha tenuto in considerazione anche i recenti sviluppi in materia di social prescribing, che riconoscono la possibilità di ‘prescrivere’ esperienze culturali e partecipative come componenti dei piani di cura e di benessere, aprendo nuove possibilità di collaborazione tra istituzioni culturali, servizi socio-sanitari e terzo settore.
In questo scenario è possibile identificare attori pubblici, di terzo settore, o privati che operano rispettivamente nel campo della cultura (biblioteche, musei, teatri e spazi performativi, cinema, scuole di musica, di canto e di danza, atelier e spazi per le arti visive, pittura, scultura e fotografia, centri culturali e spazi ibridi), o che operano in ambito sociale, come servizi sociali di base, servizi specialistici socio-sanitari o sanitari, attività tipiche di cooperative sociali, fondazioni, e associazioni di volontariato in ambito sociale, socio-educativo, socio-assistenziale e sociosanitario, ad esempio comunità o altre strutture residenziali, centri diurni, centri di aggregazione, interventi presso il domicilio di pazienti fragili quali anziani con limitata autosufficienza o persone con disabilità, interventi sul territorio per l’inclusione ad esempio di giovani o di famiglie, ecc.
Attraverso attività di ricerca sul territorio, formazione, co-progettazione e sperimentazione negli spazi museali, il processo è stato finalizzato a definire un modello di gestione integrato in una filiera di welfare culturale in grado di generare impatti di medio-lungo periodo sulla coesione sociale, sul contrasto alle povertà educative e sull’accesso equo alla fruizione culturale, in linea con le più recenti riflessioni sul ruolo dei musei come attori attivi nei sistemi di welfare locale.
Visione strategica
Sulla base dell’analisi integrata delle voci della comunità, dei patrimoni materiali e immateriali mappati e degli indirizzi forniti dal Comune di Altamura, questa sezione traduce il percorso di Future MEAMories in un insieme organico di linee guida operative per il Museo Etnografico dell’Alta Murgia. Queste raccomandazioni sono concepite come uno strumento concreto a disposizione del Comune di Altamura e della comunità per strutturare, programmare e sostenere nel lungo periodo politiche di welfare culturale che abbiano il MEAM come infrastruttura civica centrale. L’obiettivo è compiere il passaggio decisivo dalla fase progettuale del processo partecipativo Future MEAMories alla definizione di un sistema permanente di cura e valorizzazione della memoria, capace di generare benessere, coesione sociale e sviluppo sostenibile a scala cittadina e murgiana. Le linee guida sono articolate in tre direzioni strategiche interconnesse, che rispondono direttamente alle istanze emerse lungo il percorso:
1) CURA E BENESSERE: la cura degli oggetti passa attraverso la cura delle persone; strutturare la cura e la gestione collaborativa del MEAM; rafforzare il benessere umano attraverso la cultura, l’educazione e la dimensione esperienziale del museo.
2) EDUCAZIONE PERMANENTE E RICERCA: formazione, orientamento al lavoro, palestra delle competenze; ricerca sull’etnografia contemporanea; studio delle tradizioni e delle memorie.
3) CREATIVITÀ, ARTE E PARTECIPAZIONE: le attività creative, le mostre, i laboratori favoriscono una partecipazione costante e costituiscono le premesse per alimentare l’innovazione e la collaborazione con la comunità e la rete di partner. Questi tre assi costituiscono un sistema integrato e interdipendente: il successo della strategia di welfare culturale che prende forma intorno al MEAM dipende dalla capacità di avanzare su tutti e tre i fronti contemporaneamente, tenendo insieme spazio, relazioni e processi decisionali.
Nel percorso Future MEAMories immaginiamo il MEAM come un luogo che aiuti le persone a pensare in modo più ricco e curioso, anche grazie agli strumenti digitali e all’intelligenza artificiale, senza sostituire ma affiancare le capacità delle persone. Le tecnologie che usiamo ogni giorno per cercare informazioni o contenuti culturali possono infatti avere due effetti opposti: da un lato possono farci scoprire cose nuove e inaspettate, dall’altro possono rinchiuderci sempre negli stessi gusti e argomenti, rendendo l’esperienza rassicurante ma poco trasformativa.
Per il MEAM del futuro, scegliamo chiaramente la prima strada: vogliamo che strumenti digitali, allestimenti e percorsi (anche interattivi) siano progettati per allargare gli orizzonti, mettere in contatto storie, memorie e punti di vista diversi, stimolare domande e non solo confermare ciò che già sappiamo. Questo significa, ad esempio, immaginare dispositivi che suggeriscano connessioni impreviste tra oggetti della collezione, mestieri artigiani, biografie dei visitatori, oppure percorsi di visita che cambiano nel tempo in base ai contributi della comunità.
In questo senso il MEAM ambisce ad essere un’istituzione pubblica che ha il compito di mantenere aperto lo spazio della sorpresa, della scoperta e dell’incontro tra persone diverse. Mettere al centro questa missione – soprattutto per i più giovani, per chi oggi si sente lontano dai luoghi della cultura o vive situazioni di fragilità – significa usare le tecnologie digitali al servizio del welfare socio-culturale: leve per aumentare le possibilità di accesso, partecipazione attiva e benessere, non semplicemente per “modernizzare” il museo.
Obiettivi strategici e azioni previste
Premessa: un atto di cura dovuto
Il MEAM è il custode della memoria collettiva della nostra comunità. Affinché questa memoria continui a parlare alle future generazioni, è necessario un intervento straordinario di manutenzione, igienizzazione e riorganizzazione. Questo processo non è un’interruzione della vita museale, ma un prerequisito essenziale per la sua evoluzione in un patrimonio diffuso e decentralizzato.
La fase di schedatura: conoscere per valorizzare
Il primo passo del piano prevede una schedatura sistematica e scientifica di tutti gli oggetti in collezione. Questa operazione è propedeutica alla strategia di decentramento: solo attraverso un inventario dettagliato sarà possibile individuare i \"sottoinsiemi tematici\" da destinare a nuovi presidi culturali (come il Museo della Pietra o dell'Acqua). L’obiettivo è definire quali beni possono essere concessi in prestito o inseriti in mostre itineranti. Oltre alla catalogazione degli oggetti d'arte e della tradizione, questa prima fase deve includere una necessaria operazione di razionalizzazione tecnologica: verrà effettuata una schedatura puntuale di tutte le apparecchiature informatiche obsolete o non funzionanti presenti. Questi materiali saranno avviati allo smaltimento certificato (RAEE), liberando volumi preziosi e garantendo la conformità ambientale del museo.
Il Museo come \"cantiere abitato\"
In questa fase di transizione e di adeguamento degli spazi, il MEAM può essere un cantiere aperto, dove i cittadini potranno assistere alle delicate operazioni di cura del patrimonio. Invece di chiudere le porte, il MEAM diventerà un luogo di apprendimento sulla conservazione. In questa fase si prevede la rimozione di tessuti usurati, suppellettili e allestimenti degradati che accumulano polvere e compromettono la salubrità degli spazi.
Gli oggetti meno ingombranti saranno messi in sicurezza all'interno di nuovi armadi e sistemi di stoccaggio, liberando spazio vitale per future mostre temporanee e una maggiore rotazione delle collezioni. Inoltre si prevede lo sgombero della scalinata e la rimozione dei pannelli fotografici danneggiati. Il processo di rimozione degli elementi usurati o non più idonei non deve essere visto solo come una produzione di scarti, ma come un'opportunità di rigenerazione creativa. In particolare, lo sgombero della scalinata sul lato nord è un'azione chiave per restituire al museo la sua vocazione di luogo d'incontro. Questo spazio verrà riallestito come un'arena educativa e un'area di presentazioni. Sui gradini saranno realizzati cuscini e sedute informali, creando un ambiente accogliente per assistere alla proiezione di immagini, documentari e filmati legati alla cultura del territorio e al patrimonio naturale del Parco Nazionale dell'Alta Murgia. I pannelli fotografici in forex attualmente danneggiati saranno rimossi dalle pareti. Invece di essere smaltiti, questi materiali diventeranno la base per laboratori di creatività. Saranno messi a disposizione di bambini, adolescenti e giovani artisti locali per essere trasformati in nuove opere, trasformando lo \"scarto\" in uno strumento didattico coerente con la filosofia della Scuola-Archivio dei mestieri artigiani.
Igienizzazione profonda e sicurezza
Una volta liberati gli spazi e messi in sicurezza i beni, interverrà una ditta specializzata per una pulizia profonda e una sanificazione degli ambienti. Questo intervento è fondamentale non solo per il decoro, ma per la tutela stessa dei materiali organici e dei reperti, spesso sensibili all'aggressione di agenti esterni o a condizioni termoigrometriche inadeguate.
Verso nuovi orizzonti: Il MEAM come Hub Culturale
Al termine di questo \"cantiere\", il MEAM non sarà più pulito e funzionale. Gli spazi saranno pronti per accogliere laboratori, visite guidate e attività culturali. Si chiede all’amministrazione comunale e alla cittadinanza di guardare a queste operazioni non come a un disagio, ma come a un investimento. Pulire, schedare e riorganizzare significa creare le condizioni essenziali per far circolare la conoscenza racchiusa nel patrimonio, permettendole di uscire dalle teche polverose per volare nelle scuole, nelle piazze e nei nuovi centri culturali della città. Il museo si ferma per un istante, per poter ripartire con più forza e trasparenza.
Modello di gestione e governance
Praticare la co-programmazione e la co-progettazione
La gestione non deve essere un esercizio burocratico di controllo, ma una capacità di co-governo che permetta ai soggetti privati (come associazioni e enti del terzo settore) di agire alla pari con l'ente pubblico. Un elemento chiave per la gestione futura è il superamento del classico contratto di concessione a favore di un \"Patto di Collaborazione\". Il patto si fonda su una sfida condivisa e sull'assunzione di responsabilità reciproca tra pubblico e privato, tra amministrazione e comunità, dove il museo diventa un \"bene di relazione\" gestito nell'interesse generale.
A differenza di un bando episodico, il patto mira a relazioni di lungo periodo (es. protocolli triennali) che permettano di generare valore nel tempo e attivare forme di finanza straordinaria o raccolta di fondi. In sintesi, il futuro piano di gestione dovrebbe configurare il MEAM come un dispositivo dinamico capace di generare valore sociale e occupazionale, fondato su una rete solida di partner territoriali e su una visione del patrimonio come risorsa viva per il futuro.
Il materiale raccolto durante Future MEAMories costituisce già una \"bozza\" avanzata di co-programmazione. Il passo successivo è l'attivazione di un tavolo formale dove l'Amministrazione Comunale riconosca questi input e firmi un impegno comune con la \"comunità di attivatori\" che ha generato queste proposte.
Risorse e sostenibilità
Condizioni preliminari per il rilancio
Prima di qualsiasi avvio gestionale, il MEAM necessita di un intervento di manutenzione ordinaria degli spazi che includa il ripristino del riscaldamento, l'adeguamento dell'illuminazione, la schedatura e l'igienizzazione della collezione, la sistemazione dei pluviali e il miglioramento del comfort visivo. Queste operazioni sono considerate prerequisiti non rinviabili per garantire la sicurezza, la fruibilità e la continuità della programmazione.
Fonti di finanziamento
Il modello di sostenibilità ipotizzato è di tipo misto e progressivo. Nella fase iniziale, il peso principale è attribuito a risorse pubbliche comunali e regionali, a bandi del Ministero della Cultura, a fondi europei (in particolare FESR e PNRR per cultura e rigenerazione) e a risorse del terzo settore. Nel medio termine, si prevede l'integrazione con proventi da attività (biglietteria, laboratori, residenze, affitto spazi, merchandising) e con accordi di sponsorizzazione con imprese locali.
Sostenibilità progressiva
La sostenibilità del MEAM non è intesa come obiettivo da raggiungere immediatamente, ma come traiettoria da costruire nel tempo attraverso la diversificazione delle entrate, il consolidamento della rete di partner e la crescita dei pubblici. Si propone un orizzonte triennale-quinquennale con indicatori minimi di verifica annuali, che consentano di adattare il modello gestionale in corso d'opera senza perdere la visione strategica di lungo periodo.
Valorizzazione delle risorse umane e delle competenze locali
Il modello punta a valorizzare competenze già presenti sul territorio — artigiani, educatori, artisti, ricercatori, operatori del terzo settore — integrandole in una struttura gestionale flessibile che preveda figure professionali stabili per la direzione e la mediazione culturale, affiancate da collaboratori e volontari formati. La formazione continua del personale è considerata un investimento strategico e non una voce di costo residuale.
Rapporto con il Comune e con i fondi pubblici
Il Comune di Altamura mantiene un ruolo centrale come proprietario del bene e garante dell'interesse pubblico. Si propone che il contributo pubblico comunale sia definito in modo trasparente, pluriennale e vincolato al raggiungimento di obiettivi condivisi, evitando sia il sottofinanziamento cronico sia la dipendenza esclusiva dall'ente locale. Il rapporto con la PA è concepito come una partnership e non come una delega.
Partenariati e rete territoriale: costruzione di alleanze
Il futuro MEAM si fonda sulla costruzione di una rete di partenariati stabili, capace di integrare cultura, welfare e sviluppo territoriale in una filiera orizzontale di servizi che supera la logica del museo isolato. In questa prospettiva, il museo diventa una protesi degli altri presìdi pubblici e civici – biblioteche, scuole, centri diurni, servizi socio‑sanitari, spazi culturali – attivando alleanze “pubblico‑pubblico” e “pubblico‑privato sociale” orientate al benessere, all’educazione permanente e all’inclusione. I partenariati prioritari riguardano:
1) gli attori del welfare socio‑sanitario (ASL, Ambito sociale di zona, servizi socio‑educativi e sociosanitari, cooperative e fondazioni) per sperimentare modelli di social prescribing, percorsi di cura e programmi di welfare culturale dedicati a fragilità, anziani, persone con disabilità e disturbi mentali;
2) il sistema educativo e formativo (scuole di ogni ordine e grado, CPIA, ITS, università, enti di formazione) per integrare il MEAM nei PTOF, attivare percorsi “Adotta un reperto”, tirocini, cantieri‑scuola, laboratori di orientamento e ricerca sull’etnografia contemporanea;
3) il tessuto culturale e creativo (biblioteca, musei e spazi espositivi cittadini, compagnie teatrali, festival, associazioni culturali, ETS, artigiani, makers, imprese creative) per co‑progettare programmi come S‑FILO, MEAMart, Riti di Ritorno, Voci di pietra, Sismografo emotivo, consolidando il museo come piattaforma produttiva e non solo espositiva.
A scala territoriale, il MEAM si configura come nodo di una rete che comprende il Parco Nazionale dell’Alta Murgia, il Geoparco UNESCO, altri presìdi culturali e paesaggistici (come l’Ex Monastero di Santa Croce, Palazzo dell’Acquedotto, Ex Monastero del Soccorso, Masseria Jesce), le istituzioni scolastiche del Parco e gli operatori turistici e ambientali. In questa cornice, progetti pilota come “Ali per la conoscenza” e la “banca degli oggetti della memoria” anticipano un modello di museo diffuso, in cui nuclei della collezione vengono contestualizzati in sedi partner e gli oggetti diventano dispositivi mobili di educazione, documentazione e cura. La costruzione di questa rete richiede strumenti di governance adeguati: Patti di Collaborazione, protocolli d’intesa, accordi quadro e co‑programmazioni che riconoscano il museo come bene di relazione, definendo ruoli, responsabilità, flussi inventariali e coperture assicurative per il patrimonio in movimento. Attraverso tali strumenti, il partenariato non è un semplice elenco di adesioni, ma un sistema di corresponsabilità che sostiene nel tempo la programmazione culturale, la “prescrizione sociale” di esperienze museali, la valorizzazione del patrimonio diffuso e la sostenibilità economica progressiva del MEAM.
Future questions
Quali criticità non sono ancora affrontate nella bozza?
Quali funzioni, attività e collaborazioni innovative si potrebbero realizzare?
Quali attività culturali e servizi sono più urgenti?
Come possiamo integrare il monitoraggio di queste fasi di pulizia e riuso all'interno della valutazione dell'impatto sociale, per dimostrare il valore generato già durante la fase di cantiere?
Sfoglia e commenta il documento completo
[1] si veda il manifesto del Welfare Culturale al sito: https:/manifestowelfareculturale.promopa.it/
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